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Lo scorso gennaio presso il Pontificio Istituto Biblico si è svolta la settimana biblica di aggiornamento per docenti ed ex-studenti che aveva come scopo quella di fare il punto sugli studi dell’epistolario paolino: dopo la settimana del 2017, interamente dedicata alle lettere di Paolo ai Gàlati e ai Romani, la settimana del 2022 è stata dedicata alle altre undici lettere del Corpus paolino.

La diversità degli approcci consente oggi di avere una visione più sfaccettata dell’apostolo delle genti, superando alcune letture riduttive della sua persona e dei suoi scritti. Del resto, Paolo è sempre stato a rischio di fraintendimento, fin da quando era in vita: basti anche solo pensare alla confusione che alcune sue affermazioni, mal intese, avevano generato nelle comunità di Tessalonica o di Corinto, obbligando l’apostolo a precisare, approfondire, correggere.

Da questo, noi non siamo esenti. Senza una solida conoscenza delle lettere di Paolo e senza una corretta ermeneutica degli scritti del nostro fondatore, rischiamo di applicare all’apostolo modelli o categorie che gli sono del tutto estranee. Facciamo tre esempi.

  • È noto il profondo valore del trinomio mente-volontà-cuore nell’insegnamento del Primo Maestro. Esso è da lui associato al trinomio cristologico Verità-Via-Vita, espressione, nella tradizione della Casa, del “tuttismo alberioniano” («tutto il Cristo a tutto l’uomo») considerato come la migliore espressione dell’antropologia paolina. Ma Paolo non vede l’uomo come mente-volontà-cuore! Anzi, questa è solo una dimensione dell’essere umano, esposta ai rischi della “carne”. L’antropologia di Paolo è di ben altro tenore e si fonda sul trinomio pneuma-psiche-soma (spirito, psiche, corpo; cf. 1Ts 5,23), dove la psiche contiene quello che per noi è mente-volontà-cuore cioè i ragionamenti, le decisioni, le emozioni-passioni. Ridurre l’uomo a mente-volontà-cuore significa ridurlo alla psiche, dimenticando che, se quest’ultima non è illuminata dallo Spirito, rischia di andare fuori rotta, generando ragionamenti, scelte ed emozioni che non hanno nulla a che fare con Cristo. Se il discernimento di una vocazione, per esempio, si basa solo sulla riuscita negli studi (mente), sulla capacità volitiva (volontà) o sui buoni sentimenti del candidato (cuore), si potrebbero prendere lucciole per lanterne. L’integralità paolina è ben altra cosa!
  • Un secondo esempio. L’imitazione di Cristo è uno dei testi che ha scandito il cammino di molti, incluso quello del nostro Beato Fondatore. L’invito all’imitazione sembra risuonare anche in diversi passaggi dell’epistolario paolino… tuttavia tale concetto rischia di essere fuorviante se male inteso. Da una decina di anni gli studiosi evitano di applicare questo termine all’apostolo Paolo preferendo invece il termine greco a lui proprio di mimesi. Paolo invita alla mimesi, non all’imitazione. Quale la differenza? L’imitazione ha come soggetto l’io, la mimesi l’esperienza della grazia di Dio. L’imitazione è frutto di un impegno, la mimesi sorge spontanea come spinta dell’amore che ci abita. L’imitazione è dominata dagli imperativi e dalla volontà, con un’impronta fortemente soggettiva, la mimesi è caratterizzata dalla presenza del Cristo vivo in noi e ha un’impronta fortemente relazionale. Chi vive l’imitazione pensa al Cristo “davanti” a sé, chi vive la mimesi lo sente vivo “dentro” di sé. Due orizzonti totalmente diversi.
  • Ma permettetemi un ultimo esempio legato al ministero femminile nelle chiese paoline. Paolo è certamente un uomo del suo tempo, ma resta indubbia la presenza di uomini e donne nelle comunità da lui fondate; Paolo dà per scontato che sia uomini sia donne preghino e profetizzino; non esita a affidare missioni di rilievo a figure come Febe o a coniugi come Aquila e Priscilla (portati da Corinto a Efeso dallo stesso apostolo) per citare due soli casi. Questo dovrebbe farci pensare… soprattutto in un momento della vita ecclesiale in cui la spinta verso la sinodalità è così forte e, a tratti, perfino ridondante (mi si permetta il termine). Non basta però ripetere i termini senza lasciare che dai termini si liberi ciò che questi contengono. La rivisitazione del ministero delle donne nelle Chiese paoline e l’enfasi sulla sinodalità ci spinge (quasi “ci obbliga”) a rideclinare il presente e il futuro della nostra Famiglia in tale orizzonte. Con maggiore e più decisa profezia. Nostra e delle Congregazioni sorelle.

Paolo preme, Paolo spinge. Occorre leggere, meditare, studiare l’apostolo Paolo. Molto di più rispetto a quello che facciamo in questo momento. Non possiamo accontentarci dei contenuti che vengono offerti in qualche ritiro o in qualche corso di teologia. A noi è chiesto di più. Siamo suoi figli e, proprio per questo, siamo responsabili di un’eredità che ha scandito non solo l’identità cristiana delle origini ma anche le grandi pagine della storia della Chiesa.

 

* Giacomo Perego, sacerdote paolino italiano, è il Coordinatore internazionale del Centro Biblico San Paolo

 

Agenda Paolina

June 28, 2022

Memoria di S. Ireneo, vescovo e martire (rosso)
Am 3,1-8; 4,11-12; Sal 5; Mt 8,23-27

June 28, 2022

* FSP: 1932 a Staten Island (NY, USA) - 1982 ad Alexandria (USA) • PD: 1953 a Buenos Aires (Argentina).

June 28, 2022

SSP: Fr. Matteo Toffani (2003) - D. Tommaso Bruno (2018) • FSP: Sr. M. Rachele Pasini (1994) - Sr. M. Celeste Di Girolamo (1994) - Sr. M. Speranza Valenzuela (1997) - Sr. Sira Borghetti (2001) - Sr. M. Speranza Festari (2011) - Sr. M. Urbana Berruti (2013) - Sr. M. Angelina Prosperi (2019) • PD: Sr. M. Teresina Dadone (1989) - Sr. M. Eleonora Beltrame (2012) • SJBP: Sr. Shirley Torrente (2016) • IMSA: Maria Carbini (2017) • ISF: Primitivo Medina Monroy (2016).